Dal mio Cuore al tuo Cuore

È passata una settimana da quando con un mio carissimo amico, siamo arrivati in una giornata di sole al Giffoni Film Festival a Salerno: io ero riuscito a prenotare il biglietto, lui no. Poco male: s’è messo in coda alla Rush Line cercando di entrare senza prenotazione, riuscendoci. Svegliandoci all’alba (e godendocela!) con una levataccia ricca di caffè e imprecazioni assonnate, siamo arrivati in tempo per garantirci un posto al Meet & Greet con i sei giovani attori protagonisti di Braccialetti rossi ed il regista, Giacomo Campiotti.

Nel profumo dei cornetti appena sfornati (che abbiamo tristemente scoperto essere destinati SOLO ai ragazzi della giuria del festival, con nostra immensa delusione!) ci siamo messi in attesa dell’ingresso in sala. Gruppi di ragazzi molto giovani, alcuni accompagnati dai genitori, iniziano ad arrivare fino a creare una folla di colori e gioventù che ingannava la trepidante attesa cantando in coro Io non ho finito e Conta.

Siamo dentro. Sala Alberto Sordi. Tutti seduti, arrivano “i nostri”. Ingresso da star preceduto da un pensiero di Pace per il mondo, gridato a squarciagola. Iniziano le domande: il microfono viaggia di mano in mano in sala, le domande si susseguono interessanti, fino a quella fatidica domanda: “braccialetti, ma voi siete fidanzati?”, ok, poco consona in quella circostanza, ma sicuramente molto interessante in un colloquio privato, davanti a qualcosa da bere. Sul sito internet c’era scritto che ci sarebbe stato anche Albert Espinosa, ma era assente (e col senno di poi direi che è stata una fortuna, una “coincidenza gialla”!). Dopo i cornetti è la seconda delusione della giornata.

Le domande iniziano a farsi ripetitive: ragazzi in sala, che combinate? Ci stanno parlando dal loro Cuore al nostro Cuore, perché sciupare un’occasione così splendida e difficilmente ripetibile? Bene. Ho una domanda io, sono un po’ “over” rispetto all’età media in sala, ma ci provo: ci metto il coraggio. Alzo la mano, un addetta in sala mi nota, bofonchia qualcosa circa la mia età ma mi lascia avvicinare comunque al palco e mi affida il microfono.

È il mio turno. Sento l’emozione illuminarmi come una stella: devo aprire il Cuore adesso, come loro hanno fatto con noi. Mi presento, col mio vero nome e col mio nome d’arte? Di solito lo faccio con uno o con l’altro (sono molto riservato), loro lo fanno con i personaggi che hanno interpretato, per amicizia e rispetto, lo faccio anch’io. Alla mia domanda vorrei rispondesse anche Giacomo Campiotti, messo da parte dai ragazzi in sala, ma che ha un valore importantissimo, come uomo e come regista.

“Sono laureando in medicina”  – vi affido un altro pezzo importante della mia vita, Braccialetti Rossi – “com’è cambiato il vostro rapporto con la figura professionale del medico e con la persona del medico dopo l’esperienza di questa fiction?

Il primo a rispondere è Giacomo Campiotti che sapevo aspirare allo studio della medicina da giovane: una grande risposta ovvero “un ospedale possibile” a misura d’uomo, non solo di malato. Poi è la volta di Brando: è evidentemente impacciato per l’emozione (io lo sono di più, ma l’età lo nasconde molto bene), dopo Carmine e quindi Mirko che mi danno consigli preziosissimi per la mia formazione di medico: mi suggeriscono rispetto profondo, amicizia e sincerità nei confronti del paziente.

Arriva la risposta più grande dal più piccolo del gruppo, Lorenzo: “i medici sono i supereroi della realtà. Noi pensiamo ai supereroi come Superman che vola, però ci sono anche i medici che ti salvano, ti aiutano, fanno di tutto per te…”. Nella mia mente riaffiorano sessioni di studio infinite, notti insonni sui libri o accanto ai pazienti in clinica, rinunce per poter superare un esame, decisioni da prendere molto importanti in poco tempo e poi gli infiniti sorrisi di pazienti, anzi, di persone che ho aiutato a star meglio, con piccoli gesti, grandi diagnosi.

Ecco dove sono i nostri superpoteri: nelle rinunce e nell’impegno, nel sorriso e nel saper donare il meglio di noi per aiutare qualcuno. Il nostro motto da supereroi? Be’ ogni supereroe ne ha uno  (il mio amico Paolo lo sa molto bene!). Peccheremo di originalità sicuramente, ma quello di Spiderman mi tuona in testa e calza a pennello: “da un grande potere deriva una grande responsabilità”. A questa risposta l’unica cosa che posso fare per esprimere la mia gratitudine è inchinarmi profondamente fino a non poter più vedere il mio interlocutore, come si fa in Giappone.

Tocca a Pio il quale non smentisce la sua vena ironica confessando una sua paura iniziale nei confronti dei medici. Il microfono passa ad Aurora: “non abituarti mai al dolore del paziente” è il consiglio che mi dà dopo avermi augurato di diventare un buon medico. Mi è capitato durante i tirocini di prendermi cura di qualcuno per “mestiere”, per un automatismo indotto dal lavoro che si svolge, dimenticando che dalla flebo applicata alla raccolta della storia clinica, dietro c’è una persona che soffre, che spera, che lotta, che vive. Qui non sono riuscito a mascherare l’emozione: i miei occhi lucidi incontrano quelli di Aurora, la quale nota la mia emozione e si emoziona a sua volta, bloccandosi nell’esposizione della sua risposta. Cerco di vincere l’emozione rassicurando a gesti la giovane attrice che il messaggio che vuole esprimere è arrivato. Dal suo Cuore al mio Cuore. Inchino di gratitudine.

Emozione, soddisfazione, la sensazione di aver parlato con persone vere, forse amici, ma sicuramente “gialli”, mi hanno accompagnato al posto accanto al mio amico. Una domanda, sette risposte, sette Cuori. Albert non c’era, avrei voluto fare la stessa domanda anche a lui, che non ha interpretato il ruolo del paziente ma lo è stato. Colui che non ha dimostrato il coraggio di Leo ma lo ha tirato fuori. Come i cornetti negati a colazione sono diventati un eccezionale pranzo con prodotti tipici del luogo, come la levataccia mattutina aveva lasciato posto ad una stupenda alba sui monti irpini, la risposta di Albert di lì a poco, sarebbe stata eccezionale, dopo la sua assenza al Meet & Greet, basta vivere fino in fondo.

Il video della domanda e le sette risposte:

[Immagine di copertina: Pagina Facebook Giffoni Film Festival]

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Autore: Louise

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